Angelo Tartaglia
- Non esistono energie “nuove” o “vecchie”. Ciò che può evolvere, senza però modificare le leggi fisiche, sono le tecnologie di governo delle trasformazioni dell’energia ai fini di ricavarne lavoro.
- Non esistono fonti di energia che possano sostenere una crescita illimitata delle trasformazioni materiali.
- Ogni trasformazione parte da forme di energia concentrata e aggregata e si conclude con energia dispersa e disordinata (crescita dell’entropia). Ogni tra-sformazione può continuare a prodursi senza compromettere l’ordine del si-stema solo se si dispone di una “discarica” esterna per il ‘disordine’ (entropia): questa, per il nostro mondo, è l’ambiente esterno al pianeta e il flusso in uscita è proporzionale alla quarta potenza della temperatura superficiale. Per mante-nere stabile la temperatura occorre che il flusso in uscita sia costante (non in crescita).
- La fissione nucleare lascia necessariamente dei prodotti di fissione dispersi su un ventaglio molto ampio di isotopi radioattivi. La quantità di prodotti di fis-sione è proporzionale alla quantità di energia liberata.
- Le scorie radioattive non sono solo i prodotti della fissione ma anche il mezzo che li contiene e che costituiva l’iniziale miscela (solida o liquida) contenente il materiale propriamente fissile. A parità di quantità di prodotti di fissione (pro-porzionale all’energia lorda liberata) si può tutt’al più ridurre la quantità di so-stanze radioattive diverse dai prodotti della fissione migliorando il rendimento del processo. In altre parole a parità di peso complessivo una barra di materiale fissile esaurita (non più utilizzabile nel reattore) conterrà più prodotti di fissione (sarà stata utilizzata più a lungo) e meno isotopi fissili residui (uranio 235 e plu-tonio 239) oltre al materiale di contorno (uranio 238 e altro).
- Le scorie non possono essere neutralizzate o “bruciate”. Si può tutt’al più, bom-bardandole con dei neutroni, indurre delle trasformazioni nucleari di vari iso-topi presenti nella miscela tali da intensificare la radioattività a breve termine e ridurre quella a lungo termine. Comunque i tempi entro i quali il tutto scende al di sotto della soglia di radioattività naturale (variabile da luogo a luogo) o di quella del minerale uranifero iniziale si misura in secoli (piuttosto che in mil-lenni) ma non di meno.
- In qualunque reattore in cui la materia prima sia uranio 238 si produce anche (per conversione dell’uranio) del plutonio 239 (e 240) che è a sua volta fissile e di impiego militare.
- Utilizzando il plutonio 239 in reattori per la produzione di energia (tipicamente i reattori ad ossidi misti: plutonio e uranio) il plutonio non si consuma in quanto se ne produce di ‘fresco’ a partire dall’uranio 238 che è parte della miscela.
- Per ottenere un apporto significativo dell’energia nucleare al bilancio energe-tico nazionale occorrerebbero letteralmente migliaia di “piccoli reattori” sparsi sul territorio. Essi dovrebbero essere connessi ad una rete di trasporto di ma-teriali radioattivi (debolmente in entrata, altissimamente in uscita) con annessi problemi di sicurezza.
- Non è vero che le fonti “rinnovabili” non basterebbero: l’intero fabbisogno ita-liano corrisponde alla produzione di una superficie di pannelli fotovoltaici com-merciali pari a meno dell’1% del territorio nazionale, laddove la superficie già compromessa con coperture e impermeabilizzazioni supera il 7% ed è in conti-nua crescita.
- La ricerca di grandi superfici libere per campi fotovoltaici o eolici è condotta da operatori energetici che vedono l’energia non come un bene d’uso comune on-nipresente nell’ambiente, ma come un bene commerciale attraverso cui realiz-zare utili.
- Una rete di distribuzione dell’energia elettrica basata sulla produzione concen-trata in un numero limitato di impianti (flussi ‘gerarchici’ dall’alto verso il basso) è più fragile di una rete che interconnette un sistema di produzione diffusa tra pari (flussi prevalentemente ‘orizzontali’), ma occorre riconvertire la distribu-zione.
- Le leggi della fisica non si possono cambiare, quelle dell’economia sì.

 

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